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Cristian Vitali, Direttore di calciobidoni.com, parla dei bidoni blucerchiati
Il Giornalista Matteo Politanò ha chiesto a Cristian Vitali di realizzare un Articolo allo scopo di illustrare i bidoni blucerchiati per Realsamp.it
Come ogni squadra che si rispetti, nella sua pur giovane storia, anche la Samp ha annoverato delle vere chicche, sotto questo punto di vista. Certo, è veramente difficile e non mi sembra giusto fare delle classifiche, perché ogni tifoso ha il suo punto di vista, e ogni giocatore ha una storia a sé, spesso infarcita da episodi, disavventure, dichiarazioni ridicole e via discorrendo.
Ma prima di immergerci in un amarcord, vi ricordo che anche la Samp stessa ha avuto un bel pò di sfortuna nel suo D.N.A., se pensiamo alle analogie che legano indissolubilmente alcune delle cocenti retrocessioni. Per gli amanti della cabala, molte sono maturate negli anni doppi (
1966, 1977, 1999, 2011). E se qualcuno ha trovato parecchie analogie nelle ultime due, addirittura andando a riscontrare affinità cromatiche in alcuni particolari delle maglie (si pensi al colletto bianco per entrambe le annate), la data nera è segnata col pennarello rosso sul calendario nel giorno del 22 maggio, quando il tragico verdetto fu emesso nel 66, nel 77, e nel 2011. Un solo giorno di differenza per il 1999, quando la retrocessione è datata 23. Roba da far rabbrividire anche al più scettico degli scettici.
E proprio quellannata storta, lultima del millennio, viene da molti ricordata come una delle più disgraziate, visto che la squadra era infarcita di giocatori mediocri. I tifosi più accesi non possono che mettersi le mani nei capelli ascoltando questi nomi, da leggere velocemente, per non aumentare ulteriormente vecchi infausti ricordi di unagonia che si credeva ormai sopita.
Hugo, Cordoba, Doriva, Ortega, Sharpe (che il correttore automatico di Word corregge letteralmente in Scarpe, chissà quale beffardo destino telematico lo considera come tale anche in campo informatico),
Zivkovic, lo sfortunatissimo
Jovicic, che si ruppe ancor prima di iniziare,
Ortega, Catè. Forse, la peggiore Samp di tutti i tempi, in termini quantitativi, e non statistici. Già Catè,
il povero Catè, il cui soprannome doveva significare che era di categoria superiore e che in Italia divenne invece ironicamente catetere. Se poi di leggende metropolitane ce ne sono tante, per onorare la memoria del folletto brasiliano, tragicamente scomparso da quasi un anno, vi racconto cosa successe veramente a lui assieme ad altri due degni compagni blucerchiati dellepoca: Ortega e Cordoba, solo un omonimo dellottimo colombiano dellInter.
Eravamo sempre nel mese di dicembre, correva lanno 1998 e, forse, i tre quella sera volevano annegare nellalcool la brutta sconfitta rimediata col Parma. Di sicuro,
Ariel Ortega, Gaston Cordoba e Marcos Antonio Catè furono fermati alle 5 del mattino dalla Polizia di Genova che li trovò ubriachi fradici, dopo una segnalazione di una rissa in pieno centro. Cordoba arrivò ad insultare pesantemente gli agenti, mentre Ortega, che era alla guida, non si reggeva in piedi e pronunciava frasi sconnesse. Per loro, denunce per ubriachezza e guida in stato di ebbrezza. Per Cordoba si aggiunse anche minacce e oltraggio a pubblico ufficiale. E Catè? Beh, il piccolo brasiliano fu lunico a cavarsela: non era brillo e non se la prese con i poliziotti, quindi contro di lui non fu adottato alcun provvedimento.
Quel povero Catè che il 27 dicembre di un anno fa, a soli 38 anni, è morto in un incidente stradale, che ha coinvolto la sua Fiat Uno e un autocarro dopo uno scontro frontale. Già la vecchia Fiat Uno, da noi, ormai quasi un reperto storico, unauto oggi da sfigati, mentre in Brasile è ancora in produzione, sempre uguale a se stessa. Quanto sa essere beffardo il destino, anche nella morte. I tifosi si preparino compatti a malocchi e riti scaramantici per allontanare ogni futura negatività, sia dentro che fuori dal campo. Anche per ricordare qualcuno da dimenticare, ma con unattenuante: la sfortuna ha accompagnato fianco a fianco fino alla fine.