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Tutto il peggio del calcio italiano tra equivoci, errori clamorosi e papere storiche. Dal 1980 ad oggi.
INTERVISTA La fautrice della popolare Pagina Facebook Le monelle nerazzurre: lanima femminile della fede nerazzurra
06/06/2014
di Cristian Vitali
Continuiamo il nostro viaggio nelluniverso del web calcistico in salsa femminile. Dopo aver incontrato lanima femminile della Juventus (in carne e ossa), oggi abbiamo sentito invece quella nerazzurra (dellInter), che si identifica in Marta Bitonti, salentina, 21 anni, monella come si definisce nei social network che sta raccogliendo ampi consensi su Facebook con la Pagina Le Monelle nerazzurre lanima femminile della fede nerazzurra. Lanciata nel 2010, è arrivata a raccogliere la bellezza di oltre 26.000 seguaci, quindi battagliando testa a testa la Pagina di Delia, sfegatata juventina, in un ipotetico Derby dItalia giocato, si fa per dire, a colpi di commenti e di Mi Piace. Conosciamo quindi meglio Marta, il condottiero in gonnella delle monelle nerazzurre, dotata di un sorriso smagliante e una carica sportiva e vitale davvero elettrizzante.
Ciao Marta, presentati ai nostri lettori e spiegaci brevemente il percorso che ti ha portato ad aprire questa Pagina che ha avuto e sta avendo molto successo.
«Ciao! Intanto grazie per aver pensato a me per questintervista, mi fa davvero molto piacere. Mi chiamo Marta, ho 21 anni e sono salentina, precisamente di un paesino in provincia di Lecce. La pagina? Innanzitutto ci tengo a precisare che non sono io la fondatrice, ma ho iniziato questa bella collaborazione con unaltra nerazzurra, che per alcuni suoi impegni ha lasciato la gestione a me al momento. Liniziativa comunque è nata per dar voce alla passione femminile per il calcio e per lInter in particolar modo. Proprio perché ci teniamo a far passare il messaggio che nel 2014 ma già da prima anche le donne hanno il diritto di trattare, discutere e appassionarsi ad uno sport davvero fantastico»
Quali sono i principali obiettivi che ti poni con questa Pagina? Hai avuti riscontri o apprezzamenti anche da personaggi famosi? Su tutti, i giocatori dellInter?
«Come ho detto prima, lobiettivo generale è quello di dar voce alle donne, ci tengo particolarmente. In generale invece, la pagina nasce come un ritrovo, un punto di riferimento per i nostri seguaci dove trovare tutta linformazione sullInter, sui giocatori, sulle loro famiglie. A quanto ne so, i giocatori non sanno dellesistenza della pagina, ma è seguita da alcuni loro familiari, per citarne uno il fratello di Palacio, Gonzalo»
Dove e quando nasce la tua passione per lInter? Perché proprio lei? E perché definirsi proprio Monelle?
«Monelle è una definizione un po simpatica che ci diamo. Le Monelle Nerazzurre perché ci sentiamo un gruppo differente dalle altre tifose, un po pazze, come del resto lo è anche lInter (sorride, N.D.R.). La passione per la mia squadra è nata grazie a papà, come credo sia successo per molte altre tifose in generale. Mio padre è interista sfegatato, ma in realtà non ha mai tentato di spingermi verso una squadra a discapito di unaltra. Posso dire di aver scelto da sola di appassionarmi ai colori nerazzurri, un amore che curiosamente si è rafforzato negli ultimi anni, nonostante il periodo non sia proprio dei migliori. Anzi proprio nei momenti di difficoltà si nota davvero limpegno e il legame che provi per una squadra. Io sento di avere lInter proprio dentro, tipo che ormai non saprei immaginare la mia vita senza che lInter non ne faccia parte»
Quale giocatore della storia dellInter apprezzi di più? Se, come immagino, mi citi uno del presente, ne voglio anche uno del passato.
«Non nego di avere una simpatia (per non chiamarla ossessione!!!) per Rodrigo Palacio. Mi ha conquistata dal primo giorno, con la sua semplicità, la sua umiltà, che nel mondo del calcio, soprattutto adesso, raramente ho visto in altri giocatori. Con Rodrigo ho un rapporto un po particolare, cerco di stargli il più vicino possibile nonostante la distanza che mi separa da Milano. Mi impegno a non fargli mai mancare il mio sostegno non solo a lui, ma a tutti i ragazzi , mi fa piacere magari fargli dei regali in alcune occasioni in particolare. Perché so che li apprezza e mi ringrazia come e quando può. E questo mi rende felice. Del passato invece ti faccio un nome, Julio Ricardo Cruz, El Jardinero. Lo vedo molto simile a Rodrigo per quanto riguarda laspetto caratteriale, sempre corretto, mai una parola fuori posto, un grande professionista e poi faceva sempre gol pesanti, nei derby e contro la Juve soprattutto, anche partendo dalla panchina: cosa vuoi di più?»
In effetti LInter oggi non sta attraversando un periodo proprio felice. Quali sono, secondo te, le ragioni?
«Non sono unallenatrice e quindi non vorrei dare giudizi netti, anche se nei post-partita qualche parolone grosso vola sempre (ride, N.D.R.). Però dico che allInter manca organizzazione. Vedo un po di caos, non si sa di preciso quello che si vuole ottenere, ecco. Anche se devo dire che larrivo di Thohir mi ha rincuorato un po, mi sembra un presidente con la testa sulle spalle, che sa quel che vuole e che, soprattutto, sta iniziando a capire cosa significhi lInter nel mondo del calcio. Una società che ha lobbligo, verso la propria storia e verso i suoi tifosi, di tornare a regalarci nuove soddisfazioni, che mancano da troppo. Trovo giusta la scelta di Moratti di cedere il club, che non poteva più nutrirsi di solo amore. Forse è una scelta che andava fatta già prima, però... noi interisti siamo fiduciosi»
Meglio Mazzarri o Stramaccioni?
«Mazzarri o Stramaccioni: bah, ripeto nemmeno Mourinho avrebbe vinto lo scudetto con la rosa attuale (però sono sicura che avrebbe centrato lobiettivo terzo posto), ma la verità è che senza i buoni giocatori, i miracoli non accadono. Stramaccioni era alla sua prima in una grande, la piazza nerazzurra è esigente e gli infortuni della seconda metà di stagione gli hanno tagliato le gambe. Sono sicura che senza questi ultimi, lannata sarebbe finita diversamente. Mazzarri: senza tanti giri di parole, non lo vedo adatto allInter. Una grande squadra ha bisogno di grande mentalità e grande fame. Non sono tanto daccordo con la sua idea di gioco, diciamo così»
Veniamo a noi: conoscevi già il nostro Blog, dedicato ai bidoni e alle meteore straniere del calcio italiano? Dimmi cosa ne pensi.
«No, sinceramente non lo conoscevo. Gli ho dato unocchiata e mi sembra davvero simpatico. Da oggi in poi vi seguirò» (sorride, e in maniera decisamente accattivante, N.D.R.).
Grazie! Qual è il tuo bidone preferito, tra i tanti? Quello che ti ha colpito di più o che ricordi con maggiore tristezza perché ha fatto danni alla tua squadra? Citami il tuo podio al contrario delle delusioni straniere.
«Mah, di bidoni nelle ultime stagioni, come in quelle passate ce ne sono stati diversi! Però mi viene da dire Diego Forlan, non tanto per il giocatore in sé, ma per la delusione che mi ha provocato. Ho sempre adorato il Cacha come giocatore, lo ritenevo fortissimo. E al suo arrivo ero davvero sicura che ci avrebbe regalato delle soddisfazioni. Però per diversi motivi non è successo e sono rimasta davvero delusa. Sul podio non può mancare Alvaro Pereira, che in Brasile pare si stia ambientando bene. Forse non era adatto al calcio italiano mettiamola così! Al terzo posto metto la bidonata dello scambio Pirlo-Guglielminpietro: col senno di poi è facile parlare, ma credo fosse impossibile non intravedere in quel ragazzo, seppur giovane, il suo talento immenso»
A proposito di Forlan: nel 2012 vinse il nostro sondaggio Calciobidone, che nel 2009 e nel 2010 è stato appannaggio invece di Quaresma: secondo te, flop epocali o semplici incidenti di percorso?
«Premesso quanto ti ho detto prima, io li definirei incidenti di percorso, perché comunque nei loro casi lInter ha ammirato giocatori ben diversi nei loro precedenti club. Hanno deluso le aspettative, di tanto, soprattutto Quaresma che era giovane e tecnicamente fortissimo, ha dimostrato altro in nerazzurro. Infatti adesso al Porto sta facendo vedere comunque cose positive»
Prima hai citato Alvaro Pereira: lo sai che nellultima edizione del Calciobidone, proprio Alvaro Pereira ha vinto la speciale menzione Jolly?
«Non poteva essere altrimenti (ride di gusto, N.D.R.)! AllInter ha dimostrato davvero poco; era arrivato con tante aspettative, al Porto non era di certo il giocatore che abbiamo conosciuto qui in Italia, senza dimenticare anche il fatto che è stato un investimento oneroso da parte del club. Diciamo che anche questa è stata unoperazione confusa in casa Inter»
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